Perfezionismo: perché è nemico del tuo successo

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Andrea Mangano

L'uomo tende naturalmente a migliorarsi, ma quando il desiderio di eccellere e perfezionarsi lo spinge verso prestazioni eccessive e costanti, il perfezionismo diventa patologico.

Il perfezionismo malsano può presentarsi in ogni ambito della vita: nello studio, nel lavoro, nelle relazioni e negli hobby. È una pericolosa combinazione tra eccessiva attenzione ai dettagli e l'ossessione a raggiungere, a qualsiasi costo, il massimo del risultato prestabilito.

Quando sei un perfezionista, ti poni obiettivi quasi sempre ambiziosi e con alti standard di qualità (spesso irragionevoli e al di sopra delle reali possibilità) e pretendi che il risultato sia conforme alle tue attese: nulla di meno e nulla di diverso.

In questo articolo ti spiego la ragione per cui, paradossalmente, il perfezionismo non è utile per migliorarti e per raggiungere i tuoi obiettivi, tantomeno è l'ingrediente necessario per avere successo.

Perfezionismo e procrastinazione

I perfezionisti sono inconsapevoli maestri dell'arte della procrastinazione.

Se viene assegnato loro un compito, fantasticano a lungo su come portarlo "perfettamente" a termine. Più vogliono raggiungere la perfezione, più rimangono intrappolati in un labirinto mentale senza via di fuga: perdono il focus, si incaponiscono sui dettagli e passano più tempo a pianificare l'obiettivo che a lavorare per raggiungerlo.

Quando un perfezionista teme di non poter svolgere un compito in maniera perfetta, tende a rimandarlo il più a lungo possibile.

Di fatto, non riesce ad accettare un risultato indegno e fuori dalle sue aspettative. Quanto più grande è il timore di fallire o di essere giudicato per il lavoro svolto, tanto maggiore è la sua procrastinazione.

Essere perfezionisti può impedirti di completare un'attività nei tempi previsti, può indurti ad ingigantire la complessità di un compito e spingerti a tralasciarlo o ad abbandonarlo del tutto.

Agendo da perfezionista, allontani l'attenzione dal vero problema e trasformi lo scopo della tua attività in una ricerca ostentata della perfezione.

Quando ricerchi la perfezione, perdi di vista il tuo vero obiettivo.

Perfezionismo, stress ed insoddisfazione

Quando ambisci ad ottenere un risultato perfetto, accresci il timore di sbagliare. Ti senti sotto pressione e questo ti provoca ansie e preoccupazioni. Spesso, non deleghi il lavoro ad altri perché li ritieni incapaci di conseguire il risultato nei termini in cui lo desideri: tieni tutto il lavoro per te e ti logori cercando di svolgerlo in maniera impeccabile.

Più l'obiettivo è stato idealizzato, maggiore è la probabilità di accumulare stress e tensione.

Potresti perfino giungere alla conclusione di essere incapace di svolgere quel compito per il quale, in precedenza, non hai ritenuto nessuno (eccetto te) all'altezza.

La perfezione è qualcosa di impossibile nella realtà. Esigere di raggiungerla imponendoti standard troppo elevati, sottopone la tua mente e il tuo corpo ad uno sforzo al di sopra delle reali possibilità.

Tutto ciò può ti priverà di energie e motivazione perché, se sei perfezionista, qualsiasi cosa tu produca non sarà mai all'altezza delle aspettative, tanto più se è il risultato di un percorso diverso da quello che avevi immaginato.

Ti sentirai stanco ed insoddisfatto del tuo operato ed inizierai a colpevolizzarti in maniera severa. Non riterrai mai sufficiente il tuo impegno e non riuscirai mai a sentirti del tutto appagato.

Se la perfezione è il tuo metro di giudizio, non sarai mai all'altezza.
Leggi anche:
Stress da eccessiva pianificazione: 7 consigli per evitarlo

Perfezionismo e successo

Il perfezionismo patologico peggiora l'efficienza sul lavoro perché sposta l'attenzione sulla forma del risultato e non sul contenuto.

Esso impone standard eccessivamente alti (e non giustificati) che complicano il raggiungimento di obiettivi importanti (sarà necessario più impegno e tempo per ottenere un valore identico).

Inoltre, il perfezionismo malsano inclina le relazioni perché le persone diventano bersaglio di critiche e disapprovazione qualora non riescano a soddisfare gli standard richiesti.

Raramente l'essere perfezionisti è percepito come un potenziale problema ed è questo, uno dei principali motivi per cui non è semplice convincersi a cambiare mentalità.

Essere perfezionisti è un bene quando lavori con la volontà di produrre un buon risultato e non con l'ossessione che sia perfetto.

Aspirare a perfezionarsi è diverso da esigere la perfezione; è un percorso di crescita graduale che considera l'errore e il fallimento come mezzo necessario per migliorarsi.

Accuratezza e precisione sono caratteristiche da lodare fin quando non assumono un'inclinazione rigida e severa e non precludono le possibilità che la vita ci offre.

Per l'appunto, una mentalità eccessivamente perfezionista può essere il segnale di una mente chiusa e sterile. La perfezione non ha dei canoni assoluti, ma è estremamente soggettiva. Pertanto, inseguire ciecamente il proprio ideale di perfezione sbarra le porte a nuove possibili idee ed alternative.

Il perfezionismo non è mai il fattore di successo, ma il denominatore comune di tanti fallimenti.

Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.
— Aristotele

Punti chiave ed azioni

  • Imporre elevati (ed irragionevoli) standard di qualità può indurti a procrastinare a lungo, ad accumulare insoddisfazione e a sottoporre il tuo corpo ad un eccessivo sforzo.

  • Evita che la ricerca della perfezione offuschi lo scopo della tua attività. Se perdi di mira il tuo vero obiettivo, perderai l'occasione di raggiungerlo.

  • Se il tuo metro di giudizio è la perfezione, non sarai mai all'altezza. Impara a dare valore al contenuto oltre che alla forma.

  • Non esistono persone né risultati perfetti. Cogli i tuoi progressi ed investi le energie per migliorare gradualmente i tuoi risultati.

  • Aspira sempre a migliorarti, ma non esigere la perfezione incondizionata da te e dagli altri. L'errore e il fallimento sono strumenti necessari alla crescita.

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Andrea Mangano

Mi chiamo Andrea, lavoro nel mondo digitale.
Negli ultimi otto anni ho intrapreso numerose sfide personali ed imprenditoriali. Ogni giorno mi impegno affinché la mia quotidianità sia il riflesso del mio desiderio e non una passiva routine. Miro ad essere sempre più padrone del mio tempo e consapevole delle mie scelte.

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